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Carp Fishing Italia.
Quando oltre 12 anni fa il nucleo fondatore di Carp
Fishing Italia (Franci, Steri, Bellugi e chi scrive)
mise le basi per arrivare ad una associazione
nazionale non avrebbe mai pensato di poter giungere
così in alto. Da uno sparuto gruppo di appassionati
della Provincia di Grosseto nacque ben resto un
colosso di oltre 1800 soci sparsi per tutta la
penisola e con una rappresentatività che nessun
altra associazione privata della pesca sportiva, può
vantare. Ma non è stata una vita facile anzi, Carp
Fishing Italia ha rappresentato sin dal primo
momento, il manifesto di un certo modo di intendere
il carpfishing dalle nostre parti.CFI ha vissuto
anni alterni in cui, la voglia e l’entusiasmo di
pochi ha cercato di coinvolgere le masse di soci
spesso verso propositi non realizzabili, utopici
oppure, semplicemente per seguire un interesse non
generale ma finalizzato al raggiungimento di una
visibilità nel settore. In molti casi, CFI è stato
un nemico da avversare in tutti i modi fino a
metterlo alla berlina in certe aree geografiche
salvo poi redimersi d’improvviso e scoprirne virtù
eccelse solo perché questa bistrattata associazione
poteva restituire o regalare una immeritata fama. Ma
alla fine, inevitabilmente ci si rendeva conto che,
bella o brutta che fosse, di CFI non se ne poteva
fare a meno! All’inizio per CFI è stata dura, molto
dura perché mentre noi spalavamo terra per costruire
una casa più accogliente ed aperta a tutti, vi era
chi ci prendeva in giro, chi scuoteva la testa
convinto di saper fare di più e meglio e chi creava
addirittura colonie di associazioni straniere,
blasonate ma, pur sempre straniere (Carp Society,
Camou). E noi, che eravamo dentro CFI e subivamo gli
attacchi, pensavamo quanto fosse incredibile la
capacità italica di distruggere le cose nostre per
privilegiare quelle degli altri. A Grosseto, con
l’aiuto ella più grande azienda della pesca sportiva
nazionale, lavoravamo fino a notte fonda mentre a
Pescara, si parlava di Carp Society….In realtà, il
privilegiare quelle degli altri era solo un modo per
essere in qualche modo al centro dell’attenzione a
scapito di quella dannata CFI in cui, non avevano e
non potevano avere la luce che desideravano ed
anelavano. Iniziarono a massacrarci perché avevamo
stretto un patto di supporto con una grande azienda
del settore che, ci permise di nascere, ci stampò un
libretto (I segreti del carpfishing), ci creò
cappellini e magliette con il logo, ci mise a
disposizione i designer per creare un simbolo, ci
sponsorizzò un torneo fotografico con ricchissimi
premi e cena finale per i 30 vincitori e
soprattutto, ci mise a disposizione e a proprio
carico, 24 pagine, spalmate su 12 numeri di Pescare,
di notiziari e informazioni di ogni genere. Un
supporto straordinario che serviva certamente a
scopi promozionali propri ma, soprattutto, per
creare “il “ carp fishing italiano; quel movimento
di gente di cui avrebbero beneficiato tutti, aziende
concorrenti alla loro, pescatori, riviste. Un ruolo
fondamentale di guida lo ebbe Mario Molinari,
primo vero Presidente di CFI che ebbe il merito ed
il coraggio di credere nel sottoscritto e con la
lungimiranza che lo ha designato come uno dei più
grandi di sempre, quella di tracciare le linee guida
di questa associazione. Fu Lui a calmare le acque, a
consigliare e a tracciare la nostra rotta mentre chi
scrive, era alle prese con il compito di imparare ad
essere autore e angler. Ma ciò che era visibile ai
poveri di spirito era che CFI era una creatura della
azienda milanese e pertanto doveva essere snobbata.
Non che ci credessero in molti a queste fandonie,
visto che nel giro di due anni arrivammo ad essere
1000 ma, ciò che mi spiaceva davvero era il
costatare che nessuno dei “nomi” di quell’epoca, ci
aveva degnato di un aiuto o di una parola. Usci
addirittura un primo numero di una rivista (Tuttocarpa,
per intenderci) in cui si parlava solo di
carpfishing e di CFI, non venne nemmeno menzionata
perché il personaggio di turno, tal Massimo
Mantovani che oggi si professa devoto a CFI quasi
quanto a San Giovanni, semplicemente non ne faceva
parte. E per queste bassezze ci si dimenticava che
eravamo già più di mille soci! Fu un periodo di
grandi amarezze nel quale vedevo che non vi erano
margini per uscire da quel provincialismo che aveva
già fatto fallire altri due progetti associativi a
cui avevo direttamente o meno, fatto parte; Surf
casting Italia e Top Casting Italia ovvero i
movimenti da cui è scaturito il surf casting
nazionale e quello da cui sono venuti fuori i più
forti lanciatori agonistici d’Europa (e qui voglio
menzionare Andrea Baldeschi che di TCI era
l’organizzatore supremo). In quegli anni alcuni dei
protagonisti (o meglio, coloro che avocano a loro
questa paternità) pescavano le rane oppure, le carpe
con le reti. Chiesi allora alla Fassa
di liberarci dall’accordo di collaborazione e il
Rag. Bernasconi, da gentleman di vecchio
stampo, comprese le mie necessità e quelle del club
che voleva proiettarsi più in alto. Carp Fishing
Italia fu allora una associazione senza sponsor,
libera come un uccello ma, senza alcuna visibilità
reale, senza appoggi e sostegni economici e a forte
rischio di sopravvivenza. L’unica voce era quella
delle pagine di Carpfishing attraverso le storiche
pagine verdi attraverso le quali chi scrive e pochi
altri volenterosi (Foroni, Steri, Zurma,
Fiorini per citarne qualcuno) versavano
fiumi d’inchiostro per dare risalto alle piccole
cose che stavamo organizzando. Erano anni gloriosi
in cui tutto era bello e chiaro anche se si lottava
per un ideale che veniva smentito dalle lotte
fratricide attuate da chi era fuori da CFI poiché,
se fosse stato “dentro” CFI non avrebbe avuto il
ruolo che riteneva di meritare. All’epoca il
Presidente era l’ottimo Ezio Steri, un
angler di Paganico (Gr) dal sorriso bonario e una
grande generosità che forse si era trovato
catapultato in un ambito eccessivamente rumoroso e
caotico per lui, abituato a ritmi più blandi e la
tranquillità della sua Maremma. Presi io le redini
del club anche se, lo ammetto, gli impegni
cominciavano ad essere tanti, troppi e soprattutto,
era forte il richiamo del mercato che mi prometteva
molto anche in termini economici. Rimasi al vertice
il tempo per riorganizzare e provare a rilanciare
l’associazione ma poi mi trovai davanti al dilemma
se aprire la stagione del “conflitto d’interessi”
(Presidente di CFI e firma di prodotti) oppure,
rinunciare ad una delle due. Scelsi la via più
egoistica ma certamente più interessante
economicamente e professionalmente e lasciai la
Presidenza a Ridolfi. Claudio è un
gentiluomo, una persona perbene, ricca di ideali, di
spirito d’iniziativa e di quell’entusiasmo che
trascina. Era certamente l’uomo giusto al momento
giusto ed infatti CFI virò forte verso una
ampliamento della sua visibilità. Io non compresi
appieno certi suoi tragitti e la politica di
avvicinamento alla FIPS non mi sembrava quella
giusta visto che noi parlavamo di ideali e loro, di
agonismo. Noi di raduni e loro di gare e
classifiche, in una visione diversa della nostra
tecnica che mi appariva delittuoso mescolare con
l’ottica di quei tempi. Ma forse Claudio aveva visto
giusto ed ero io che mi sbagliavo, chissà. Sta di
fatto che CFI ebbe un sussulto, una crescita e poi
un appiattimento su posizioni stantie ed involute.
Assieme a tanti altri iniziammo una opposizione
interna al buon Claudio magari usando toni che
certamente non meritava anche perché erano davvero
tante le cose che erano state fatte bene. La carica
passò allora a Giancarlo Benuzzi,
altro gentiluomo e persona di spessore che traghettò
CFI fuori dal momento di empasse e diresse
l’associazione al confronto con la politica. Vivemmo
momenti interessanti in cui CFI incontrò assessori,
sindaci e iniziò una politica volta alla visibilità
ed al riconoscimento pubblico. Il Benuzzi si
dimostrò eccezionale Presidente e motore dell’intero
sistema. CFI partecipò ad importanti rassegne
nazionali (AIPO, Carp Italy, Game Fair) e ebbe una
crescente visibilità tanto da arrivare a coprire
tutto il territorio nazionale. Ma anche Benuzzi era
praticamente un umo solo lasciato al vertice di una
associazione di cui tutti evocavano le gesta ma, per
la quale nessuno o pochissimi erano disposti a fare
qualche cosa. Benuzzi è stato certamente un grande
Presidente e la traccia lasciata è stata forte, ma,
ad un certo punto CFI aveva solo bisogno di una
spolverata e di nuovo entusiasmo. Era arrivato il
turno di Agostino Zurma, socio dai
primi giorni, appassionato, autore nazionale, idee
chiare e capacità organizzative innate. Agostino
deve essere, e sicuramente sarà, il Presidente
dell’unità di tutti i carpisti italiani e la sua CFI
deve tornare ad essere la bandiera che, a corrente
alterna , è sempre stata, nonostante gli sgambetti,
le scorrettezze e la scarsa voglia tutta italiana di
fare gruppo in modo costruttivo. Oggi, grazie ad
Agostino Zurma ed ai suoi validissimi collaboratori,
la bandiera di carp Fishing Italia è alta e forte e
…qui mi fermo perché ora attendiamo i risultati.
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